Negramaro

Storia

L’origine del nome del più importante vitigno pugliese è fonte di dibattito tra gli ampelografi e gli storici. Oggetto della discussione è soprattutto il termine “amaro”, in alcune grafie staccato dal prefisso "Negro", che può essere riferito alla ricchezza e alla potenza dei tannini, caratteristiche già descritte da diversi autori dell’ottocento. Lo stesso termine potrebbe derivare dalla lingua greca, dalla parola mavro, che significa nero e che, unita al termine latino nigro, rafforzerebbe il concetto dell’impenetrabilità del suo colore: nero nero, quindi. Il sinonimo Nigramaro confermerebbe questa spiegazione, anche se gli studiosi non propendono per nessuna delle due ipotesi; di sicuro i rapporti della Puglia con la Grecia sono stati molti fin dal VII secolo a.C., quando i coloni ellenici arrivarono sulle coste italiche e vi fondarono numerose cittadine. All’opposto, contraddice l’ipotesi di un’origine greca la presenza in Salento nell’ottocento di un vitigno chiamato Nero Dolce, in probabile opposizione con l’altra varietà, che come aggettivo aveva “amaro”. Una terza supposizione insiste sul fatto che il nome possa derivare dal termine dialettale niuru maru, che definiva il caratteristico colore nero del frutto e il sapore amaro del vino. L’unico dato certo è che il nome di questo vitigno di grande qualità è citato per la prima volta solo nell’ottocento e che in principio la sua coltivazione non era limitata al Salento ma estesa a numerosi territori del Sud Italia.

Diffusione

Attualmente si può trovare con facilità nelle province di Lecce e Brindisi e in misura minore in quelle di Bari e Taranto. E’ usato esclusivamente per la vinificazione, in purezza o più spesso mescolato con piccole percentuali di altri vitigni, in particolare Malvasia Nera di Lecce e Malvasia Nera di Brindisi. La sua grande importanza è testimoniata dal numero elevato di Doc pugliesi in cui rientra: Alezio, Brindisi, Copertino, Galatina, Leverano, Matino, Nardò, Salice Talentino e Squinzano. 



La pianta

Pianta vigorosa di produzione abbondante e costante, di buona resistenza alle malattie crittogamiche, come oidio e peronospora, un po’ meno alle muffe e alle tignole. Presenta buone affinità d’innesto con i comuni vitigni americani. Il grappolo ha dimensioni medie e forma tronco-conica, è corto, semplice e serrato. L’acino è di media grandezza, obovoide, con buccia pruinosa, spessa, consistente e di colore nero-viola. La vendemmia di solito si svolge nella seconda metà di settembre.

Caratteristiche del vino

Il Negramaro costituisce la base dei migliori vini rosati e rossi salentini. Il rosato si presenta con un colore rosa vivace, molta asciutto in bocca e di gradevoli profumi, il rosso invece si presenta rubino intenso, pieno, armonico e con un’elevata percezione di sentori.

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